Il ritorno a Fermignano

2010 June 24
by cercando lo yeti team

Arriviamo a Fermignano. Ho saputo per vie traverse che mia moglie Monica insieme all’amministrazione comunale ha organizzato una festa di benvenuto, ed io sono molto curioso e felice!

Arrivato ad un paio di km dal paese mi trovo un posto di blocco vero e proprio, composto dai miei amici appassionati di quad e da una scorta di vigili urbani, che gentilmente bloccano il traffico. Dopo i vari saluti e abbracci con tutti, la carovana di pazzi si avvia fino al centro della città!

Provo delle emozioni incredibili, poi via verso la piazza dove sembra che non sia finita, anche perché non ho ancora visto la mia famiglia.

La carovana procede verso la piazza, lungo la strada è una festa di suoni, sorrisi,saluti. Tutti salutano curiosi, arrivo in piazza, bellissimo…striscioni, festoni, applausi, congratulazioni…

persino il palco d’onore! Ci sono tutti! Amici, conoscenti, il sindaco, gli assessori…ci sono mio padre, tutti i miei cinque fratelli e i miei nipoti.

Una torta dedicata e tanto spumante accompagnano le mille domande cui dobbiamo rispondere io e miei compagni di viaggio.

Ma soprattutto finalmente abbraccio i miei figli Ivan e Kevin e la persona che mi ha appoggiato e sostenuto più di tutti in questa avventura, mia moglie Monica, che sarà ancora più fondamentale per la riuscita della mia prossima avventura: ITALIA-GIAPPONE IN QUAD.

Cosa dire dei miei compagni di viaggio? Non posso far altro che confermare ciò che pensavo di loro, sono stati perfetti!

GRAZIE AGOSAN ! GRAZIE IDA !

Cosa posso dire della mia avventura? ….non so! Potrei parlare ore ed ore, scrivere innumerevoli pagine, ma è certo che non riuscirò mai a spiegare fino in fondo le sensazioni che ho provato: gioia, dolore, paura, euforia, sconforto, orgoglio…in pratica ho provato con tutto me stesso cosa vuol dire essere vivo!

Nella mia vita ho fatto un’infinità di cose che mi hanno fatto sentire questa sensazione, ma sinceramente questa avventura mi ha segnato positivamente più di tutte le altre…qualche volta nella vita mi sono dimenticato di avere un’anima!…Ora so che in questa avventura ho toccato il punto più nascosto della mia coscienza, fino a scoprire la mia essenza, ciò che sono e che forse non conoscevo cosi profondamente. Ora posso “guardare”la mia anima e non averne più paura!

Ed allora mi dico e ne sono convinto che ……QUESTO E SOLO L’INIZIO !!!

GIORNO 20-21: il viaggio di ritorno e l’eclissi sul Bajkal

2010 June 22
by cercando lo yeti team

Iniziamo già a prepararci per il ritorno, che faremo in auto, caricando il quad sul carrello. Ida sta facendo un pò di pulizie dell’auto e scherziamo un po’ sui nostri affetti…un falegname sta costruendo con un bastone il tappo dell’olio che evidentemente è saltato via. Io e Ida da lì a poco dovremo andare in ambasciata russa per fare il visto di rientro.

Chiamo un elettrauto per aggiustare la luce del carrello, risultato…la macchina ha un contatto e non parte più! Scende la disperazione, stiamo già pensando di lasciare tutto in Mongolia, mi arrabbio molto con l’elettrauto e con il suo capo e li allontano non molto gentilmente, ci sentiamo veramente…a piedi!

Poi il miracolo! Arriva un ragazzo vestito in pantaloni bianchi e camicia. Ho poca fiducia, ma lui si cambia e si arrampica sopra il motore dell’auto, inizia a smontare… “E’ la fine!” penso tra me e me! Tre ore dopo mi chiede di mettere in moto, un giro di chiave e l’auto parte! Vorrei baciarlo, ma poi ci ripenso! Vista la sua preparazione gli chiedo se può aggiustare anche gli ammortizzatori dell’auto.

Mi da appuntamento per il giorno dopo e noi ci accingiamo a passare l’ultima notte a Ulan Bator.

L’indomani vado con il meccanico a cercare gli ammortizzatori. Lo avviso che entro le 13 dobbiamo andare a prendere i visti russi e che dobbiamo fare in fretta…per farla breve ieri ho speso 150 dollari , oggi altri 200…sarà bravo ma caro come un italiano!

Oggi sto male, mi ha preso una stanchezza improvvisa, non vedo l’ora di avviarmi verso casa!

Verso le quattordici, ritiriamo i visti e ci avviamo verso la Russia direzione Ulan-ude, la strada non è male, ma ci tocca dormire in tenda perchè la frontiera mongola alle venti chiude.

La strada verso il lago Bajkal è peggio di quella mongola, non ci si può credere, la strada di maggior comunicazione tra est e ovest non è altro che una grossa mulattiera, percorsa da tantissimi camion e auto per decine e centinaia di km, siamo allibiti!

Arriviamo sull’immenso lago Bajkal, ci fermiamo a fare qualche ripresa e foto, poi vogliamo arrivare proprio sulla riva, ma in quel momento c’e un treno della transiberiana che ci ostruisce il passaggio, e noi cosa facciamo? Ci passiamo sotto! Certo che non capita tutti i giorni di passare sotto la transiberiana…che emozione!

Ancora strade disastrose, poi a un certo punto del pomeriggio ci rendiamo conto che intorno a noi scende una luce strana… non si tratta di tramonto o di nuvole, ma semplicemente ci rendiamo conto che siamo nel bel mezzo dell’eclissi solare di cui ci aveva parlato l’olandese in moto! Ancora emozioni ……questa è una coincidenza fantastica, e pensare che sono arrivati turisti e studiosi da tutto il mondo per ammirare questa eclissi, mentre noi ce ne siamo scordati quasi completamente!

Abbiamo deciso di percorrere 1000 km al giorno, perche l’obiettivo è rientrare alla base il 10 di agosto. Dormiamo in auto quasi sempre. Fortunatamente, non ci sono problemi di sorta, a parte la stanchezza che incalza e avanza!

A Mosca ci fermiamo a recuperare la centina del carrello e tutte le attrezzature lasciate all’andata, ritroviamo tutto quanto e ripartiamo verso casa…essere a Mosca a questo punto è com’è essere a casa! L’umore è alto. In questa parte di video, ci sono varie immagini e commenti di tutto il viaggio di ritorno.

Arriviamo al confine italiano, vedere la scritta ITALIA ci da una bella emozione.

GIORNO 19: Ulan Bator

2010 June 18
by cercando lo yeti team

Tempo bello, freddo. Partiamo, vedo in lontananza degli uccelli giganteschi, mi avvicino: secondo me sono condor, non immaginavo esistessero anche in Mongolia.

Li faccio volare …sono giganteschi e sinceramente impressionanti, sono affascinato! Durante il giorno è un susseguirsi di emozioni per quanti rapaci riesco a vedere, sento una vera e propria sensazione di felicità e mi sento onorato, di poter essere così vicino a tanta bellezza della natura!

Ancora rapaci, immense pianure, piste disastrate e …gli ammortizzatori dell’auto si spaccano irrimediabilmente! Ad ogni buca vedo l’auto saltare come un capretto impazzito, in questo stato è proprio difficile guidare in quei posti e speriamo nell’aiuto della provvidenza…Comunque ora siamo a circa 300 km da Ulan Bator e nulla ci può fermare, nemmeno le solite interruzioni improvvise con indicazioni per i cammelli…qui la strada finisce …per il pascolo…. di là!

Riusciamo a imboccare una strada asfaltata, vedo un movimento sul ciglio e un rapace con la schiena rotta, forse un’auto l’ha investito, visto che non sono molto abituati a vedere macchine e non hanno le reazioni adeguate per evitarle.

Ci sentiamo molto tristi e impotenti, non sappiamo se mettere fine alle sue sofferenze o lasciarlo al suo destino, con la speranza che possa riprendersi!

Optiamo per la seconda, ma dentro di me sono sicuro che sia solo un prolungare le sue sofferenze.

Devo dire che è stato il momento più triste di tutto il viaggio, per me e i miei compagni.

Ma ci siamo!…………Vedo in lontananza le prime case, in fondo ad una valle circondata dai monti…………..ULAN BATOR! L’emozione mi prende lo stomaco …..ce l’ho fatta, provo a fare dei commenti, ma è difficile spiegare quello che sento, sono orgoglioso e fiero di me, come lo sono dei miei impareggiabili compagni, mi sento un po’ Gengis Kan e ringrazio il mio invincibile e inarrestabile cavallo: il quad…!

Ci avviciniamo alla città, commenti da quad e dall’auto, vedo il cartello ULAN BATOR, c’è un casello con la polizia, scendiamo, festeggiamo felici la riuscita dell’impresa.

Involontariamente blocchiamo il traffico, un vigile si avvicina minaccioso…oh no!…Ma per fortuna siamo siamo in Mongolia, non in Russia!

Il poliziotto infatti vuole semplicemente fare un po’ di foto con noi! Arriva il capo della polizia, crediamo che il povero poliziotto indisciplinato sarà duramente ammonito…invece il capo gli chiede di fargli… qualche foto sul quad! Incredibile!

Bloccano il traffico per diversi minuti e tutto per godersi un po’ la pazzia di questi italiani che in 19 giorni hanno percorso quasi 10.000 km su quello strano mezzo che non riescono bene a definire!

Salutiamo i nostri amici poliziotti ed entriamo in città, il traffico è molto forte, i piloti sono da meno venti punti sulla patente! Sono pazzi, sorpassano da tutte le parti, tutti salutano e sorridono, senza curarsi minimamente di cosa succede intorno a loro! Ago alla guida deve dare sfogo a tutta la sua pazienza e maestria. Troviamo a notte fonda un ottimo e costoso albergo, mangiamo in un ristorante e dormiamo in un letto supercomodo…finalmente!

GIORNO 18: il “fabbro divo”

2010 June 17
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27 luglio. Smontiamo il campo, il vento è ancora forte. Partiamo, il tempo è bellissimo, la temperatura è vicino ai 5 gradi, commenti di Ago. Ci avviamo, ancora deserto e paesaggi lunari di origine vulcanica, usciamo piano piano dal deserto e incontriamo diversi accampamenti di nomadi.

La prima vera rottura: mentre ci avviciniamo a Tsagannuur, ad un certo punto mi accorgo che il carrello “balla” in maniera esagerata. La strada ci ha dato ancora il suo contributo, il carrello si è spaccato a metà!

Entriamo in paese con la speranza di trovare un fabbro che possa darci una mano, vediamo una moto con quattro persone sopra…un’intera famiglia!

Troviamo il fabbro, un ragazzo di circa 22 anni che si sente veramente un divo, visto che da quelle parti è l’unico e quel tipo di rotture sono all’ordine del giorno su tutti i mezzi!

Siamo circondati da un nugolo di “esperti” e da nessuno che fa qualcosa! Io e Ago ci mettiamo al lavoro e Ida si diverte a riprendere le nostre disavventure. Intanto, come sempre, il quad è il protagonista attirando l’attenzione dei supercuriosi mongoli, che toccano qualsiasi cosa, ma senza fare né danni né altro!

Poi il divo-fabbro si degna di darci udienza e con fare molto poco professionale inizia il lavoro!

Nel frattempo un gruppo di ragazzi mi aiutano a montare sul quad un teschio di animale con delle corna enormi “tipo muflone”. Ago nella macchina ci prova con un teschio di bue!

Bene o male, il fabbro riesce a completare il lavoro, anche se poi vedremo che in realtà ha saldato anche i fili elettrici e ciò ci procurerà non pochi problemi…intanto io per divertirmi porto a spasso sul quad qualche “temerario”, esagerò un po’ con qualche evoluzione fuori programma…di sicuro quei ragazzi ci ripenseranno prima di salire con uno straniero su un quad!

Salutiamo e via…si prosegue!

Ci fermiamo a fare spesa, un nugolo di curiosi circonda il quad appena mi fermo, nessun problema. Usciamo da Tsagannuur, Ida vuole salire con me, ci avviciniamo a un branco di cammelli.

Ancora. L’incredibile Mongolia, una pista finisce all’improvviso e un cartello indica di andare …dove non c’è niente!

Dove sono ora, è in corso un’invasione di topi e incredibile vedere quanti rapaci girano sopra di me, sicuramente per loro l’invasione di topi è una vera manna!

Ago fa due passi per sgranchirsi le gambe ed esplora una collina con tantissimi sedimenti vulcanici, io ovviamente lo faccio con il quad! Siamo a 5 o 600 km da Ulan Bator.

Tramonto, ancora luce incredibile! Ci fermiamo a dormire in tenda, forse domani saremo alla meta, cerco di fare un resoconto, ma non è un gran risultato, non credo che vincerò l’oscar!

GIORNO 17: il ventoso deserto del Gobi

2010 June 15
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Il mattino come sempre ci accorgiamo di essere buon umore e questa è stata la costante di tutto il viaggio!

La prima cosa che vediamo appena usciamo dall’albergo è un altro spettacolare ghiacciaio, e scopriamo che quella specie di città “lunare” è a 2500 m SL/M.

Prima di partire facciamo i soliti controlli e mi accorgo che l’infernale strada di ieri ci ha lasciato un ricordo: la fanaleria posteriore sinistra del carrello non esiste più!

Ci mettiamo comunque in viaggio, e poco dopo incontriamo un ragazzino che pascola il suo gregge con il cavallo. Gli chiedo se vuol fare una corsa con me!

Strade paurosamente disastrate, le piste sono diventate mulattiere, il vento gelido punge, ma non importa, andiamo avanti. Sbagliamo strada, dopo un po’ la ritroviamo.

Guido per ore su un altopiano infinito…

Vedo un altro branco di cammelli e via di nuovo a disturbarli un po’!

Freddo. Andiamo incontro ad un temporale.

In cima a questo altopiano incrocio un gruppo di persone e bambini, e per quanto mi sforzi non riesco a capire come facciano a vivere in un posto così isolato e senza nulla intorno… però anche qui le persone sono tutte sorridenti e molto gentili…anche questo mi da molto da pensare… E farebbe bene viverci per un po’ qualcuno di mia conoscenza!

Pioggia, mi rifugio in auto, proviamo a scherzare un po’ ma stare li fermi per delle ore è seccante!

Smette di piovere, ripartiamo, ore ed ore di viaggio, siamo nel deserto del Gobi e il vento è veramente forte… provo a lottarci un po’… il vento per me è una delle cose più belle della natura, fin da piccolo mi ha sempre affascinato e anche quando sono a casa, spesso non resisto e devo correre in montagna da solo e cercare il punto dove tira più forte!

Carcasse, centinaia di carcasse di cammelli morti! mi chiedo “se non ce l’hanno fatta loro, come potrei farcela io se per caso dovessi avere un problema con i mezzi o rimanere senza benzina?”

Centinaia di km così, questo deserto è di un’aridità spaventosa, e pensare che siamo solo a nord del Gobi, quindi nella parte esterna.

Arriviamo a sera verso la fine di quell’infinito altopiano, il sole sta calando, il tramonto nel deserto è una delle meraviglie della natura, c’è una luce indescrivibile.

Un fotografo o un operatore professionista ne avrebbe di lavoro da fare!

Scendiamo in una valle spazzata dal vento, vediamo delle tende in lontananza, ci avviciniamo e come sempre siamo accolti con gentilezza e immensa curiosità.

Ma sorpresa…la pista finisce lì! O perlomeno sembra! I mongoli ci spiegano semplicemente che la strada è attraversata da un fiume impetuoso e noi se vogliamo andare avanti dobbiamo passare di lì.

Con qualche riluttanza “non sappiamo quanto è profondo” lo attraversiamo e, mentre lo facciamo, suscitiamo l’ilarità dei mongoli, che evidentemente sono abituati a passare quel fiume tutti i giorni, e ci prendono in giro vistosamente, ma sempre in modo leggero e rispettoso.

Andiamo avanti ancora per un po’, fino a che decidiamo di accamparci nel deserto e di mangiare qualcosa…così ci accingiamo ad aprire la solita scatoletta quotidiana ma …sorpresa incredibile! Dentro il contenitore delle scorte c’è solo un ammasso di carne gelatinosa! La pista che abbiamo fatto negli ultimi due giorni era talmente disastrata che nemmeno le scatolette hanno resistito e le vibrazioni della strada trasmesse sul carrello le hanno aperte completamente! Da non credere!

Ma è proprio così e noi come sempre la prendiamo sul ridere e visto che non si può fare diversamente, ci diciamo che “è meglio andare a letto a stomaco leggero”.

Ma non è finita! Cerchiamo di montare le tende ma è molto difficile visto che il vento spazza via ogni cosa: dobbiamo legarle all’auto e alle taniche di benzina.

GIORNO 16: ancora verso est

2010 June 7
by cercando lo yeti team

25 luglio. La notte è stata molto ventosa, ma la stanchezza ha lasciato che il sonno mi prendesse profondamente. Apro la tenda. Lo spettacolo mi riempie gli occhi, una luce fenomenale fa da cornice ad un paesaggio da cartolina, dove un branco di cavalli selvaggi pascola tranquillamente. Si parte. Un ponte di legno ci fa da start per l’avventura giornaliera.

Avvistiamo dei cammelli….Divertirsi a correre con i cavalli selvaggi in mezzo alla steppa mongola a bordo di un quad è già qualcosa di stupendo, ma farlo con dei cammelli e proprio fenomenale!

Arriviamo a Hovd, dobbiamo fare rifornimento urgente. La “città” si presenta come un agglomerato di tende che a prima vista sembrano nate come funghi in maniera disordinata, invece tutto segue un ritmo e un’armonia ben precisa, la vita di tutti sembra scorrere senza frenesia e in collaborazione tra i vari gruppi familiari……. Proprio come da noi!!!!

Entriamo in città, la stazione di polizia è una capanna!

Troviamo la benzina, ed entriamo nel mercato degli animali, che arrivano vivi. Ma vengono uccisi e scuoiati sul posto per vendere le pelli e la carne.

La pulizia sembra non essere ancora stata scoperta da queste parti, ma chiunque, anche donne incinte e bambini, si trova a suo agio e capisco che devono avere delle difese immunitarie a noi sconosciute, anche se la peste bubbonica è ancora molto presente……ma mi sembra il minimo!

Paesaggi strepitosi, commenti dal quad, il vento non ci lascia mai.

A un certo punto in mezzo al nulla, una moto mi raggiunge e mi sorpassa, una coppietta di mongoli si diverte un po’ con me…chissà cosa penseranno! Mi fermo per capire, dove proseguire, ma la pista non lascia dubbi…via verso est!

Il tempo peggiora rapidamente da quelle parti, mi trovo in mezzo ad un temporale, la pista si fa difficile. Ida prende in giro Ago!

Finito il temporale, arriviamo in una radura con alcune capanne e …centinaia di rapaci! Cerco di avvicinarmi un po’! Sono strepitosi!!!

L’acquazzone ci ha lasciato. Un bel fresco e la strada impraticabile, sembra che stiamo percorrendo il letto di un fiume, ma noi forse un po’ incoscientemente troviamo il modo di divertirci anche adesso!

Continuiamo a “navigare” … Questa immensa pianura è diventata una palude, fortunatamente abbiamo i mezzi adatti per affrontarla, credo veramente che con le strade in quelle condizioni non esista un mezzo migliore del quad!

Ida vuole provare qualche “immersione”, un po’ lo faccio apposta e ci sporchiamo di fango e acqua completamente!

È da questa mattina che siamo in questa pianura, sembra non finire mai, penso che sia lunga qualche centinaio di km, non incontriamo veramente nessuno per tutto il giorno.

Oggi siamo partiti alle 7 di mattino e ci siamo fermati a dormire nella città di Altay alle 2 di notte…..19 ore di guida sul quad sono veramente troppe, di giorno bene o male si riesce ad andare avanti abbastanza velocemente a 30-40 km/h, ma di notte in quelle strade a volte si procede a passo d’uomo, anche perche il tempo è nuvoloso e non si vede assolutamente niente, se non con i fari della moto e senza nessun riferimento esterno come auto, case o qualsiasi altra cosa che possa emanare un po’ di luce propria, mi sento veramente …..perso!

Arrivati in “città” riusciamo a trovare una specie di albergo. Dormiamo in una stanza senza il minimo d’igiene, non ci sono letti per tutti, ma la stanchezza è cosi forte che ci arrangiamo lo stesso e cadiamo in un sonno profondo.

Giorno 15: paesaggi lunari

2010 June 4
by cercando lo yeti team

Mattino, abbiamo dormito abbastanza bene, la notte ha portato consiglio: il ragazzo ci accompagnerà fino a Olgy, a 100 km da lì, dove poi farà il cambio con un suo amico che ci accompagnerà fino alla meta, dove c’è la sorella ad aspettarlo… poi vedremo più avanti che in realtà neanche lui ha mai percorso quelle strade e spesso saremo costretti ad andare avanti con la sola bussola…cioè verso est!

Ci avviamo verso paesaggi lunari fantastici. Dovremo percorrere 2000 km di strade sterrate. Penso che sia impossibile che strade segnate come principali e di grande comunicazioni in quel paese non siano altro che delle piste di terra a volte attraversate da fiumi impetuosi!

Troviamo i primi resti di animali, ogni metro è una nuova emozione, tanti animali allo stato brado e tanti greggi con pastori. Sono stanco ma entusiasta, il mio cuore è pieno di sensazioni contrastanti, il mio pensiero va spesso alla mia famiglia. Guardo di là dalla collina.

Ida si destreggia in mezzo a strade disastrate, guadi e animali.

Questa è la terra dei rapaci, migliaia di falchi e aquile che riesco a riprendere con la telecamera grazie al fatto che sono sul quad…non sarebbe stato possibile guidare con una mano sola con una moto, sarei caduto almeno cento volte!

Contraddizioni: in mezzo al deserto, un segnale di pericolo e curva pericolosa a sinistra…solo che non c’è la strada!

Ci fermiamo ad ammirare alcuni ghiacciai, da lì a poco ci passeremo molto vicino…la strada attraversa un vulcano spento, la sensazione non è facilmente descrivibile. Rivivo in parte l’emozione estrema che provo quando mi lancio dall’aereo con un paracadute da 4000 metri.

Deve aver piovuto molto ieri da queste parti, la strada è spesso allagata e noi dobbiamo “guadare” in continuazione…dovremmo essere preoccupati, ma con un misto di incoscienza ed euforia ci divertiamo e anche Ago vuole provare l’emozione del quad e sale con me accompagnandomi per un po’ di strada.

Cavalli…vedo un branco di cavalli selvaggi, non resisto, mi diverto un po’ con loro, forse esagero un po’, ma mi sento come un cowboy con la sua mandria!

Ancora sotto un ghiacciaio, saliamo in alto sull’Altai mongolo, l’aria è un po’ rarefatta, se gli strumenti non ingannano siamo a 3000 metri, il freddo punge.

Animali, cavalieri, tende, paesaggi lunari. Arriva la sera, siamo stremati, ci accampiamo sulle pendici di un monte a pochi km da un ghiacciaio.

È la prima notte in tenda in Mongolia. Speriamo bene!

GIORNO 14: l’ospitale famiglia mongola

2010 May 28
by cercando lo yeti team

Oggi è il 14° giorno di viaggio…oh no! Come sempre perdo il conto, siamo elettrizzati per la vicinanza della Mongolia, il paesaggio è fantastico, non siamo a meno di 2000 m s/lm.

La Mongolia si avvicina, attraverso l’ennesimo ponte di legno, il fiume è impetuoso e molto bello.

Altai russo, paesaggi mirabili, in cima a un monte troviamo una vecchietta che vive in una bellissima capanna di legno di forma circolare, curiosiamo un po’ continuiamo in mezzo a quei monti bellissimi…un paradiso, ancora cavalli, pecore, piccoli villaggi.

Sempre più vicini alla Mongolia, vedo un bellissimo ghiacciaio. Sapevo che c’era in quella zona, ma non pensavo fosse così grande. Un simpatico benzinaio vuole fare delle foto con noi…i miei compagni si danno molto da fare, si vede che questi posti sono stimolanti anche per loro, insomma stiamo viaggiando come missili e tutto va per il meglio.

Vado in esplorazione, è più forte di me, i miei compagni mi dicono che sono un po’ matto, ma non resisto, ancora ponti di legno da attraversare. Sotto il ghiacciaio, dei bimbi vogliono fare delle foto sul quad, poi ci riempiamo gli occhi e lo spirito con l’immagine di quel gigante di ghiaccio che ci sovrasta, non sappiamo che ne incontreremo ancora tanti.

Con il ghiacciaio ancora in vista, ci avviciniamo alla Mongolia, il paesaggio diventa brullo e anche freddo, si vede e si sente che siamo in montagna, minimo sono 3000 m s/lm non c’è più una pianta e mi viene spontaneo un pensiero “se fa già freddo alla fine di luglio……quest’inverno come sarà?” Mi informo, mi dicono che tra qualche mese li sarà meno 40 gradi!

Ci avviciniamo al confine, in mezzo a quel deserto incrocio una decina d’immense antenne militari, inizialmente ho pensato che fossero abbandonate, poi ho visto che erano in movimento e parte di una base militare pienamente operativa, credo che se ci avessero visto riprendere con le telecamere, il nostro viaggio sarebbe finito lì……. E non solo!

Arriviamo a Tashanta, l’ultima città prima del confine. Carichiamo il quad sul carrello, per evitare di dividerci, da quelle parti siamo in un altro mondo…un mondo troppo sconosciuto per non prendere tutte le precauzioni del caso!

Comincia a piovere, saranno sì e no quattro gradi sopra lo zero, per uscire dalla Russia ci mettiamo circa tre ore, anche qui problemi inesistenti e Ida ancora si dimostra fondamentale!

Usciamo dalla Russia e siamo nella terra di nessuno. E’ incredibile, percorriamo 50 km prima del confine mongolo.

Dopo cinquanta km di terre di nessuno, vediamo una specie di totem, che sembra rappresentare la Mongolia, e poi un altro e un altro ancora e ogni volta Ida commenta “questa è la frontiera mongola” e ogni volta ci rendiamo conto che è solo un altro totem… la sensazione è veramente di essere in un posto alla fine del mondo.

Poi finalmente ci siamo e con grande soddisfazione Ida commenta la sospirata entrata in Mongolia! Subito ci rendiamo conto di essere in un’altra epoca, in un mondo sconosciuto e veramente al di fuori da ogni schema mentale cui siamo abituati.

Vediamo subito delle Gher, “capanne” immerse in un paesaggio brullo e arido, invaso da migliaia di animali, il tutto reso fantastico dalla luce incredibile che c’è a quelle latitudini. Siamo timorosi, felici, preoccupati, orgogliosi, per il momento ci rendiamo conto che qui le strade non esistono, ciò che ci aspetta sono solo piste di terra.

Dopo qualche chilometro veniamo fermati da una simpatica famiglia mongola: sono molto gentili e educati, vogliono fare delle foto e fingono di essere esperti di motori, mentre è chiaro che sono solo affascinati da quello strano mezzo che mai si sarebbero aspettati di vedere!

Cerchiamo di comunicare, anche se è molto difficile, non importa, si capisce che è brava gente, e più avanti capiremo che i mongoli sono circa tutti così: supercuriosi, gentili, simpatici e abbastanza educati! Chiedo al più anziano come sarà la strada più avanti, ci fa capire che può solo peggiorare, e quando gli faccio capire da dove arriviamo e dove andiamo…inequivocabilmente mi da del matto! Ma ormai ci sono abituato, sono mesi che ogni volta che parlo con qualsiasi persona della mia avventura, questa è la risposta “con il quad?….tu sei fuori di testa!”

Bene fino a qui ci siamo, salutiamo la simpatica famiglia e ci avviamo…verso l’ignoto!

Ad un certo punto dopo qualche ora di viaggio, incrociamo un ragazzo che ci invita a casa sua, nella città di Uliastay. Ovviamente parlare di città è veramente fuori luogo: a parte la capitale Ulan Bator, le altre città non sono che un agglomerato di capanne e casette costruite con una specie di argilla!

Comunque il nostro nuovo amico ci fa conoscere i suoi tre fratelli e sorella, i genitori sono usciti per partecipare a un matrimonio, torneranno più tardi.

Nel frattempo i ragazzi ci offrono una cena a base di prodotti caseari, siamo un po’ preoccupati, l’igiene da quelle parti non è proprio una priorità! Comunque cerchiamo di onorare la cena, soprattutto io che normalmente ho uno stomaco di ferro.

Dopo la cena, la confidenza è più forte e iniziamo uno scambio “culturale” a base di musica: ognuno di noi si esibisce in una specie di karaoke autoctono, ed è evidente che i ragazzi mongoli sono molto più intonati di noi.

Poi arrivano i genitori e scopriamo che il padre in realtà è un kazako. Cerchiamo di comunicare e loro per nostra “immensa felicità” ci offrono una bella tazza di latte di cammella fermentato!

Chiediamo ad uno dei ragazzi se ci può far da guida fino ad Ulan Bator, ma ci rendiamo conto che le cose lì non funzionano come da noi: la famiglia è di tipo assolutamente patriarcale e per ricevere una risposta dovremo attendere il mattino, anche perché a breve ci sarà una riunione familiare “degli uomini” dove si deciderà se il ragazzo può venire con noi.

Ci prepariamo per la notte, io e Ago abbiamo a disposizione una stanza e un tappeto, dove stenderci, mentre Ida dormirà nella Gher con le altre donne.

GIORNO 11/12/13: la Mongolia si avvicina…

2010 May 25
by cercando lo yeti team

Mattino…una notte un po’ agitata, ma ho dormito abbastanza. Mi affaccio alla finestra per un controllo..tutto a posto!

Oggi passeremo i monti Urali. Quando ci arriviamo…niente di particolare, ma almeno lasciamo per un po’ le pianure ed i rettilinei! Le strade sono disastrate ed i mezzi stentano un po’, ma piano piano li superiamo.

Abbiamo percorso già 6000 km, ci sono un sacco di paludi e di foreste di alberi dal tronco bianco…sembrano foreste pietrificate, soprattutto quando ci sono dei temporali e il paesaggio prende un aspetto veramente spettrale e poco rassicurante…siamo in mezzo a delle pianure senza fine e ci sentiamo veramente piccoli e fuori dal mondo.

In questo periodo le riprese non sono eccessive, perché non riusciamo a ricaricare le batterie dei dispositivi dopo che ci si è rotto l’inverter dell’auto.

Ci avviciniamo ad Omsk. Siamo a pochi km dal confine del Kazakistan e ci fermiamo a dormire in macchina. Il mattino si parte all’alba e sono molto stanco. La Siberia è triste, e rende tristi anche i componenti della spedizione.

Durante la mattina dei ragazzi fermano la jeep dei miei compagni con fare minaccioso chiedendo qualcosa di non ben precisato. Ago alla guida riesce a dileguarsi velocemente, anche se per un po’ è inseguito dalla macchina di questi ragazzi, che però vista la decisione del nostro pilota, ben presto si convincono a rinunciare!

Passiamo Novosibirsk, che si trova a circa 1000 km dalla Mongolia e ci fermiamo a fare un po’ di bucato in un bel torrente di collina. Qui il paesaggio sta già cambiando, si vede qualche monte e il verde è molto più vivo. L’umore si sta rialzando, anche perché abbiamo miracolosamente aggiustato l’inverter e possiamo rimettere le telecamere a pieno regime. Inoltre le persone sono più simpatiche e disponibili!

Ancora rettilinei e paludi, becchiamo un furioso temporale e ci chiudiamo in auto. Non dura tantissimo, ma è di una tale violenza che riesce a spezzare molte piante.

A un certo punto vediamo in lontananza un elicottero militare abbandonato…è immenso e ci chiediamo come si possa lasciare un gigante del genere abbandonato in mezzo al nulla! È stato simpatico poi rivederlo in un programma televisivo che racconta dei mirabili viaggi intorno al mondo di una spedizione “molto famosa” composta da camion!

Tanti km percorsi, ci avviciniamo all’Altai russo, la catena montuosa che si erge tra la Russia e la Mongolia. Il paesaggio cambia radicalmente: ora ci sono monti, colline verdeggianti, innumerevoli torrenti che rendono la vegetazione viva e lussureggiante, paradiso di migliaia di animali che vivono liberi in quelle zone, rendendo a volte la circolazione un pò pericolosa.

Arriviamo nel valico dell’Altai che si trova a circa 2500 metri s/lm. C’è un mercatino di souvenir e ci fermiamo a curiosare. Scendiamo un po’ e decidiamo di fare il tagliando al quad, così lo carichiamo sul carrello per lavorare un po’ più in alto.

Faccio il guado a un fiume ed ancora ad un’altro, poi continuo verso la Mongolia. Le strade non sono di certo delle migliori, ma è ora di trovare un riparo per la notte così percorriamo ancora un centinaio di km, fino ad arrivare ad un paesino incredibilmente bello che sembra veramente una cartolina…

Cerchiamo ancora un alloggio, non è facile ma la gente del posto è molto gentile e ci indirizzano verso una casa privata. Qui vivono 2 signore, una di certa etnia mongola e l’altra di sicuro russa. Le camere sono pulite e accoglienti, le signore dormono in cucina, ci sentiamo un po’ in imbarazzo. Ida cerca di instaurare un dialogo, ma non sembra la cosa più facile. Dormiamo profondamente.

GIORNO 8/9/10: il potere dell’energia interna

2010 May 21
by cercando lo yeti team

Dopo essere rimasti fermi a Mosca per due giorni, passiamo la città direzione Kazan, continuano gli infiniti rettilinei, il tempo non è dei migliori, spesso prendo degli acquazzoni.

La sera ci fermiamo a dormire, spesso in macchina, qualche volta in albergo.

Passiamo Chelyabinsk, siamo a pochissimi chilometri dal Kazakistan, mi sembra incredibile essere arrivato con il quad fino a qua.

Il tempo migliora, ci avviciniamo alla Siberia, il paesaggio cambia spesso, a parte, gli immancabili rettilinei.

Ci fermiamo a dormire in una specie di “autogrill”, c’è un piccolo albergo con ristorante, mangiamo qualcosa, igiene in quel posto e una parola sconosciuta ma non è quello ciò che mi preoccupa…forse sono un po’ prevenuto ma le facce che girano in quel posto sono a dir poco “terrificanti” e la cosa che mi preoccupa è che devo lasciare l’auto ed il quad nel parcheggio “custodito” dell’hotel…chissà se domattina non ci toccherà continuare a piedi…

Però sinceramente la cosa che veramente mi spaventa non poco sono le occhiate che gli avventori rivolgono verso Ida. Certo mi spiacerebbe perdere il quad l’auto e tutto il resto, ma è nulla in confronto al fatto che qualcuno possa far del male ad uno dei miei compagni, sopratutto ad Ida che sicuramente è la più indifesa. Ago ha la pelle dura e non avrebbe problemi con nessuno.

Cerco di accelerare la cena…vedo dei movimenti strani intorno a noi e le occhiate verso Ida si fanno più insistenti, la mia sarà deformazione professionale, ma il detto “prevenire è meglio che curare” anche in questo caso si rivela azzeccato…non permetterei a costo della mia vita che qualcuno possa far del male alla mia compagna di viaggio!

Ago e Ida sembrano non accorgersi di tutto questo…sarà la stanchezza! So perfettamente come ci si comporta in questi casi, queste sono persone dure come il ferro, abituate alle sfide e alle difficoltà…mi alzo in piedi e le guardo una per una negli occhi, di certo non hanno paura di me…ma ora sanno che sono disposto a tutto e capiscono che sono un osso duro anche per dei duri come loro…sanno che non ho paura, ma capiscono anche non li sto sfidando in nessun modo, e questo fa cambiare l’andamento della serata …qualcuno accenna un sorriso e alza il bicchiere di vodka per brindare insieme a noi!

Bene, è andata!… ma una bugia l’ho detta, non è vero che non avevo paura!…ma è anche vero che nella mia vita ho passato diversi momenti in cui ho avuto paura e piano piano ho imparato a controllarla e soprattutto a nasconderla a chi mi sta davanti….potere dell’energia interna e del karate!